Fumo lgbt a Caravaggio: una storia esemplare.

La vicenda ha inizio con una notizia pubblicata sul sito della diocesi di Cremona e da una testata locale: la programmazione del convegno denominato “Tavolo di dialogo fra diocesi lombarde e realtà cattoliche LGBT: quale presenza dei giovani LGBT nella Chiesa?” presso il santuario di Santa Maria del fonte a Caravaggio, il 18 novembre 2018.

La locandina dell’evento, dove campeggiano i colori dell’arcobaleno invertito – rappresentativo di un umanesimo senza Dio, del trionfo della gnosi sulla genesi –  ci informa che l’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’associazione “Cammini di Speranza” – sezione Lombardia e la Diocesi di Cremona; l’obiettivo è di avviare un percorso di reciproca conoscenza, apprezzamento e accoglienza, avvalendosi anche del contributo di rappresentanti lombardi del “Progetto Giovani LGBT” e di “genitori con figli LGBT”.

La prima impressione che se ne riceve è di sconcerto: è davvero inquietante l’espressione “realtà cattoliche LGBT”, che ponendo sullo stesso piano la dimensione religiosa e quella relativa all’orientamento sessuale, di fatto contribuisce a legittimare e di conseguenza ad approvare comportamenti contrari all’ordine naturale, perciò definiti disordini nel Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 2357/58).

Lo stesso vale per i termini “giovani LGBT” e “genitori con figli LGBT”, che risultano riduttivi e degradanti perché definiscono una persona in base al proprio orientamento sessuale.

Sconcertante è anche la scelta del luogo che ospita l’evento: Santa Maria del fonte a Caravaggio, santuario che è nel cuore di milioni di fedeli in Italia e nel mondo, luogo sacro di indubbio rilievo nella devozione mariana.

Proprio a Caravaggio, il 20 giugno del 1992, S. Giovanni Paolo II rivolse un appassionato discorso ai giovani, richiamandoli alla bellezza della vita e alla necessità di impegnarsi nella sua difesa perché in ciascuna creatura umana rifulge l’immagine del suo Creatore:

Dovete dire e gridare che la vita è dono meraviglioso di Dio e nessuno ne è padrone, che l’aborto e l’eutanasia sono tremendi crimini contro la dignità dell’uomo, che la droga è rinuncia irresponsabile alla bellezza della vita, che la pornografia è impoverimento e inaridimento del cuore. Dovete anche ricordare che la malattia e la sofferenza non sono castighi o condanne, ma occasioni per entrare nel cuore del mistero dell’uomo; che nel malato, nell’handicappato, nel bambino e nell’anziano, nell’adolescente e nel giovane, nell’adulto e in ogni persona, brilla l’immagine di Dio. Ma, soprattutto, dovete gridare al mondo che la vita è un dono delicato, degno di rispetto assoluto: che Dio non guarda all’apparenza ma al cuore; che la vita segnata dalla Croce e dalla sofferenza merita ancora più attenzione, cura e tenerezza.”

Siamo agli antipodi dell’interpretazione distorta del Vangelo proposta dall’associazione “Cammini di Speranza”, che scrive nel sito omonimo al capitolo relativo alla propria missione, di opporsi “ad una lettura esclusivista, fondamentalista e decontestualizzata del dettato biblico che contrappone l’unione eterosessuale all’unione omosessuale. Il progetto d’amore di Dio, che riguarda ogni uomo, non può essere compresso in forme statiche e storicamente determinate. I tempi sono maturi per porre, accanto alla famiglia eterosessuale tradizionale, anche il valore, non meno bello e ricco di simbolismo, delle coppie e delle famiglie lgbt”.

E’ utile ricordare, al riguardo, alcuni brani tratti dalla “Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali” (Epistula de pastorali personarum homosexualium cura) diffusa il 1 ottobre 1986 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede:

L’attività omosessuale non esprime un’unione complementare, capace di trasmettere la vita, e pertanto contraddice la vocazione a un’esistenza vissuta in quella forma di auto-donazione che, secondo il Vangelo, è l’essenza stessa della vita cristiana.”

Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l’omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico.”

Questa Congregazione (per la Dottrina della Fede, ndr) incoraggia pertanto i Vescovi a promuovere, nella loro diocesi, una pastorale verso le persone omosessuali in pieno accordo con l’insegnamento della Chiesa. Nessun programma pastorale autentico potrà includere organizzazioni, nelle quali persone omosessuali si associno tra loro, senza che sia chiaramente stabilito che l’attività omosessuale è immorale.”

In definitiva questa iniziativa, più che un tavolo di dialogo, appare a tutti gli effetti una capitolazione alla mentalità del mondo, in opposizione a Cristo e al Vangelo, e perciò senza salvezza e senza speranza.

A questa amara constatazione si aggiunge l’aggravante di svolgersi in uno dei santuari italiani più amati e rappresentativi del mondo cattolico italiano.

Per tale ragione, insieme ad altri tre amici, predisponiamo una lettera indirizzata al Vescovo della diocesi di Cremona, al Rettore del Santuario e al Presidente del Consultorio “Punto famiglia”, per invitarli a rivedere la scelta di concedere luoghi sacri, come il Santuario di Caravaggio e gli ambienti ad esso collegati, ad una simile iniziativa che, più che un tavolo di dialogo appare a tutti gli effetti una capitolazione alla mentalità del mondo, in opposizione a Cristo e al Vangelo, e perciò senza salvezza e senza speranza.

 

Contemporaneamente ci documentiamo sull’associazione “Cammini di speranza”, consultando il proprio sito internet e la relativa pagina facebook.

Emerge subito con chiarezza il rifiuto del Magistero della Chiesa in merito alla pastorale delle persone omosessuali e la volontà di modificare il Catechismo della Chiesa Cattolica in merito, legittimando i matrimoni omosessuali e le adozioni gay attraverso la pratica dell’utero in affitto.

Riportiamo due passaggi esemplificativi tratti dal sito:

Cammini di Speranza  si oppone ad una lettura esclusivista, fondamentalista e decontestualizzata del dettato biblico che  contrappone l’unione eterosessuale all’unione omosessuale. Il progetto d’amore di Dio, che riguarda ogni uomo, non può essere compresso in forme statiche e storicamente determinate. […]

I tempi sono maturi per porre, accanto alla famiglia eterosessuale tradizionale, anche il valore, non meno bello e ricco di simbolismo, delle coppie e delle famiglie lgbt. […]

Lavoreremo e ci impegneremo per rinnovare insieme gli orientamenti pastorali nei confronti degli affetti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali affinché si comprenda quanto di buono essi esprimano e quanto il loro amore possa essere esempio di solidità e generosità per tutti. Sogniamo chiese che sappiano includere le coppie lgbt, abbracciarle e guidarle, affrancandosi dalle battaglie ideologiche, forte della consapevolezza che l’amore di Cristo è per tutti e per tutti è fonte di vita in abbondanza.

Nella sezione “RELIGO” del sito vengono ripercorse le tappe che hanno condotto alla formazione dell’associazionismo cattolico LGBT, inframmezzate da numerose testimonianze di persone omosessuali.

Vengono citati i documenti del Magistero che riguardano la cura pastorale delle persone omosessuali, in particolare l’“Homosexualitatis problema” redatto dalla Congregazione della Fede nel 1986, di cui viene riportato il giudizio sugli atti omosessuali come intrinsecamente disordinati.

Questi documenti vengono posti in contrapposizione a diversi atti del pontificato di papa Francesco, a partire dai quali gli autori individuano una legittimazione alle unioni e persino all’adozione omosessuale. Si riferiscono in particolare ad alcune decisioni pastorali, quali la nomina del gesuita americano James Martin a consultore della Segreteria per la comunicazione del Vaticano, a vari pronunciamenti, tra cui l’espressione “Chi sono io per giudicarvi?” rivolto alla comunità omosessuale mondiale, ma soprattutto all’enciclica Amoris Laetitia, nell’interpretazione di Damiano Migliorini (giovane filosofo appartenente alla comunità gay veneta).

A dimostrazione di quanto affermato vengono proposte una serie di testimonianze di coppie omosessuali che hanno acquisito dei figli con la tecnica della gestazione surrogata, meglio definita come “utero in affitto” (si veda ad esempio: Andrea Rubera e Dario de Gregorio responsabili del gruppo lgbt cattolico “Nuova proposta” di Roma).

Si ricorda come nel l’OMS nel 1990 abbia escluso l’omosessualità dalle malattie mentali. Viene quindi categoricamente respinta ogni possibilità di cura dell’omosessualità e demonizzata la terapia del dottor Nicolosi.

Continuamente viene stigmatizzata la transfobia e omofobia.

E’ inevitabile dedurre che considerare l’omosessualità un disordine della sfera sessuale o ritenerla una patologia e, in quanto tale, potenzialmente curabile, possa essere ascritto ad atteggiamento omofobico.

 

Otto giorni prima del convegno siamo convocati dal vescovo di Cremona Mons. Antonio Napolioni.

Una delegazione degli organizzatori gli consegna personalmente la lettera con 1922 firme, raccolte grazie alla collaborazione con l’associazione “SOS Ragazzi”. All’incontro è presente anche don Antonio Facchinetti, responsabile per la diocesi del catecumeno degli adulti e del diaconato.

Nessuna delle richieste dei fedeli, da subito ribattezzati “integralisti” dalla stampa progressista, viene presa in considerazione.

Per tali motivi, viene organizzato un Rosario a Caravaggio nello stesso giorno del convegno, primariamente come atto di omaggio alla Beata Vergine Maria e secondariamente come gesto di riparazione al convegno lgbt, che ha scelto questo luogo sacro come sfondo alla propria negoziazione sul Magistero della Chiesa cattolica.

Partecipano circa 60 persone, mentre le adesioni alla lettera aperta sono diventate 2600. La preghiera si svolge nella massima compostezza e raccoglimento.

Insieme ai misteri del rosario viene ripercorsa in cinque tappe la storia delle apparizioni della Madonna a Caravaggio ed è significativo leggere queste parole rivolte dalla Beata Vergine Maria a Giannetta il 26 maggio 1432:“L’altissimo onnipotente mio Figlio intendeva annientare questa terra a causa dell’iniquità degli uomini, perché essi fanno ciò che è male ogni giorno di più, e cadono di peccato in peccato.

Ma io per sette anni ho implorato dal mio Figlio misericordia per le loro colpe.

Perciò voglio che tu dica a tutti e a ciascuno che digiunino a pane ed acqua ogni venerdì in onore del mio Figlio, e che, dopo il vespro, per devozione a me festeggino ogni sabato.”

Qualche giorno dopo, il Corriere di Bergamo pubblica un articolo di Pietro Tosca intitolato “I gay cattolici traslocheranno. La scelta della Curia dopo la protesta al Santuario”. Il trafiletto cita: “Tradizionalisti, Forza Nuova e polizia: lettera di disagio dei sacerdoti al vescovo di Cremona. Difficilmente l’incontro si terrà ancora a Caravaggio nel 2019”.

Wanda Massa

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