Ringraziamenti

“L’umanità deve entrare in una forma di resistenza”.

Il Cardinal Robert Sarah subito dopo queste parole (dal libro La forza del Silenzio. Contro la dittatura del rumore), si domanda: “Che diventerà il nostro mondo se rinuncerà a cercare spazi di silenzio?”. Preservando la lettura, o meglio la meditazione, di questo stupendo libro, crediamo che, come sia un compito arduo contrastare il rumore, così non possiamo esimerci dal portare la nostra voce – modulata sulla preghiera – a conferma della nostra fede. In tal senso, avvertiamo anche che il cardinale ci esorta a condurre la buona battaglia con armi e modi che sono sconosciuti e spesso incomprensibili al mondo. Memori del suo insegnamento, ci siamo affidati all’intercessione della Beata Vergine Maria, che proprio a Caravaggio ha ricordato all’umile contadina Giannetta di aver pregato sette anni dinanzi al trono del Figlio, per evitarci i meritati castighi e condurci sulla via della conversione e della salvezza.

Qui vogliamo ringraziare i molti, uniti a noi in fraterna amicizia; in particolare quanti hanno affrontato viaggi di parecchi chilometri per unirsi a noi.
Tutti accomunati dallo stesso desiderio di rendere onore alla Santa Vergine del Fonte presso Caravaggio.

Con loro ricordiamo anche le associazioni che hanno incoraggiato e sostenuto la nostra iniziativa:

Comitato Miguel Agustín Pro
Nova Civilitas
Ora et Labora in difesa della Vita
SOS Ragazzi
Tradizione Famiglia e Proprietà

Il nostro grazie anche ai numerosi amici, che impossibilitati a raggiungere il santuario, si sono uniti spiritualmente a noi in preghiera.

Infine un pensiero di riconoscenza particolare al giornalista Marco Tosatti: dando voce al ritrovo di domenica sul proprio sito, ha fatto sì che due affezionati lettori di Padova ci raggiungessero a Caravaggio.
Si lavora per l’Unico.

W e A

foto Rosario

 

 

Vi trascineranno davanti ai loro tribunali per causa mia (Mt 10, 16)

Giorgio e Silvana
“Quando si dice la Verità si è invincibili, qualunque sia l’avversario”, affermava San Tommaso d’Aquino.
Silvana de Mari l’ha magistralmente dimostrato nell’udienza del 30 ottobre alla sezione penale del Tribunale di Torino.

La dottoressa e scrittrice Silvana De Mari, con l’ausilio dell’avv. Mauro Ronco, si è difesa molto bene da tutte le fantasiose imputazioni a suo carico: ha portato in aula fatti e prove scientifiche, a sostegno delle sue tesi, contro le accuse pretestuose e infondate della lobby LGBT.
Affrontando il dibattimento con la grinta di un leone, ha offerto paradossalmente la sua migliore conferenza.
Ad un certo punto, il Pubblico Ministero le ha chiesto se fosse consapevole di aver utilizzato nei suoi libri dei termini ingiuriosi nei confronti degli omosessuali; a questa illazione, lei ha replicato in modo molto pacato ed elegante, asserendo di essere veramente certa di non aver utilizzato termini ingiuriosi in quanto non si può ingiuriare dicendo la Verità.

L’udienza, iniziata alle 9:30 si è conclusa alle ore 12:30, quando il giudice ha fissato l’ennesima sessione per giovedì 13 Dicembre (festa di Santa Lucia!) sempre alle ore 9:30, nell’Aula 57 del Tribunale di Torino.

Ricordo che quella della De Mari è una battaglia che deve chiamare in causa ognuno di noi in quanto, quando è in gioco la verità, è in gioco il nostro futuro ed in particolare la libertà di pensiero e di parola, anche in considerazione del fatto che una malaugurata sentenza di condanna potrebbe costituire un gravissimo precedente giudiziario e causare danni irreparabili alle libertà costituzionalmente garantite.
E’ proprio vero che, come diceva George Orwell: “Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”, ma se in tanti avremo il coraggio e la determinazione di affermarla, possiamo essere certi che trionferà.

Giorgio Celsi

La Nuova Bussola: “Dialogo senza verità, il diktat Lgbt entra in santuario”

Andrea Zambrano scrive un articolo sul previsto “Tavolo di Dialogo”, che con precisione descrive gli antefatti e le deformazioni che ne conseguono.

http://lanuovabq.it/it/dialogo-senza-verita-il-diktat-lgbt-entra-in-santuario

Ringraziamo la redazione anche per l’utile segnalazione dell’iniziativa promossa su questo portale.
Cogliamo l’occasione per chiedere ancora adesioni – da tutta Italia – e di diffondere la richiesta, mandando Nome, Cognome e Città di residenza a twelveshields@gmail.com; visitando questo sito (anche su facebook; ogni like e commento sono graditi),
quello de La Nuova Bussola e altri che verranno segnalati. Grazie.

300 FIRME
E’ facile immaginare come l’incendio sia diventato presto un rogo devastante. Che ha coinvolto la Chiesa di Cremona sotto forma di una petizione lanciata da alcuni fedeli che vivono il santuario di Caravaggio. Questi in pochi giorni hanno raccolto più di 300 adesioni al loro appello rivolto al vescovo di cancellare l’evento e soprattutto di non coinvolgere l’amata casa della Vergine.”

Lasciamo alcune parole di Flavio Rozza (tra gli amici con cui stiamo portando avanti la protesta. E la preghiera, beninteso), dalla parte che Z. dedica alla nostra lettera e raccolta di adesioni.

“Questi incontri sono promossi e organizzati da realtà che tentano di raccogliere sotto l’egida del cattolicesimo persone omosessuali che non hanno nessuna intenzione di abbandonare il loro comportamento omosessuale, anzi tentano di modificare sostanzialmente l’insegnamento della Chiesa in merito”.

Continuiamo e rimaniamo uniti nella Fede cattolica, con la Sacra Famiglia e tutti i Santi!

Alessandro Roverselli

Fumo LGBT nel Santuario di Caravaggio

Il prossimo 18 novembre si terrà presso il santuario di Santa Maria del fonte a Caravaggio un incontro dal titolo “Tavolo di dialogo fra diocesi lombarde e realtà cattoliche LGBT: quale presenza dei giovani LGBT nella Chiesa?”. Rif: locandina

La locandina, dove campeggiano i colori dell’arcobaleno invertito, rappresentativo di un umanesimo senza Dio, del trionfo della gnosi sulla genesi, ci informa che l’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’associazione “Cammini di Speranza” – sezione Lombardia e la Diocesi di Cremona; l’obiettivo è di avviare un percorso di reciproca conoscenza, apprezzamento e accoglienza, avvalendosi anche del contributo di rappresentanti lombardi del “Progetto Giovani LGBT” e di “genitori con figli LGBT”.

La prima impressione che se ne riceve è di sconcerto: è davvero inquietante l’espressione “realtà cattoliche LGBT”, che ponendo sullo stesso piano la dimensione religiosa e quella relativa all’orientamento sessuale, di fatto contribuisce a legittimare e di conseguenza ad approvare comportamenti contrari all’ordine naturale, perciò definiti disordini nel Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 2357/58).
Lo stesso vale per i termini “giovani LGBT” e “genitori con figli LGBT”, che risultano riduttivi e degradanti perché definiscono una persona in base al proprio orientamento sessuale.

Sconcertante è anche la scelta del luogo che ospita l’evento: Santa Maria del fonte a Caravaggio, santuario che è nel cuore di milioni di fedeli in Italia e nel mondo, luogo sacro di indubbio rilievo nella devozione mariana.
Proprio a Caravaggio, il 20 giugno del 1992, S. Giovanni Paolo II rivolse un appassionato discorso ai giovani, richiamandoli alla bellezza della vita e alla necessità di impegnarsi nella sua difesa perché in ciascuna creatura umana rifulge l’immagine del suo Creatore:

“Dovete dire e gridare che la vita è dono meraviglioso di Dio e nessuno ne è padrone, che l’aborto e l’eutanasia sono tremendi crimini contro la dignità dell’uomo, che la droga è rinuncia irresponsabile alla bellezza della vita, che la pornografia è impoverimento e inaridimento del cuore. Dovete anche ricordare che la malattia e la sofferenza non sono castighi o condanne, ma occasioni per entrare nel cuore del mistero dell’uomo; che nel malato, nell’handicappato, nel bambino e nell’anziano, nell’adolescente e nel giovane, nell’adulto e in ogni persona, brilla l’immagine di Dio. Ma, soprattutto, dovete gridare al mondo che la vita è un dono delicato, degno di rispetto assoluto: che Dio non guarda all’apparenza ma al cuore; che la vita segnata dalla Croce e dalla sofferenza merita ancora più attenzione, cura e tenerezza.”

Siamo agli antipodi dell’interpretazione distorta del Vangelo proposta dall’associazione “Cammini di Speranza”, che scrive nel sito omonimo al capitolo relativo alla propria missione, di opporsi “ad una lettura esclusivista, fondamentalista e decontestualizzata del dettato biblico che contrappone l’unione eterosessuale all’unione omosessuale. Il progetto d’amore di Dio, che riguarda ogni uomo, non può essere compresso in forme statiche e storicamente determinate. I tempi sono maturi per porre, accanto alla famiglia eterosessuale tradizionale, anche il valore, non meno bello e ricco di simbolismo, delle coppie e delle famiglie lgbt”.

E’ utile ricordare, al riguardo, alcuni brani tratti dalla “Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali” (Epistula de pastorali personarum homosexualium cura) diffusa il 1 ottobre 1986 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede:

“L’attività omosessuale non esprime un’unione complementare, capace di trasmettere la vita, e pertanto contraddice la vocazione a un’esistenza vissuta in quella forma di auto-donazione che, secondo il Vangelo, è l’essenza stessa della vita cristiana.”
“Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l’omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico.”
“Questa Congregazione (per la Dottrina della Fede, ndr) incoraggia pertanto i Vescovi a promuovere, nella loro diocesi, una pastorale verso le persone omosessuali in pieno accordo con l’insegnamento della Chiesa. Nessun programma pastorale autentico potrà includere organizzazioni, nelle quali persone omosessuali si associno tra loro, senza che sia chiaramente stabilito che l’attività omosessuale è immorale.”

In definitiva questa iniziativa, più che un tavolo di dialogo, appare a tutti gli effetti una capitolazione alla mentalità del mondo, in opposizione a Cristo e al Vangelo, e perciò senza salvezza e senza speranza.

A questa amara constatazione si aggiunge l’aggravante di svolgersi in uno dei santuari italiani più amati e rappresentativi del mondo cattolico italiano.

Per tale ragione è stata promossa l’iniziativa di una lettera indirizzata al Vescovo della diocesi di Cremona, al Rettore del Santuario e al Presidente del Consultorio “Punto famiglia”, per replicare contro un atteggiamento di supina e spesso acritica resa a gruppi – peraltro ben organizzati e supportati – che parlano di integrazione, ma di fatto seminano divisione e confusione particolarmente nel mondo cattolico.

Wanda Massa

Virgo Maria Fons Vitæ

All’attenzione di:

S. E. R. Vescovo di Cremona
M. R. Rettore del santuario di Santa Maria del Fonte a Caravaggio
Presidente del Consultorio della diocesi di Cremona

 

Siamo un gruppo di cattolici e devoti del Santuario di Caravaggio, desideriamo esprimere le nostre perplessità e condividere alcune riflessioni in merito all’evento denominato “Tavolo di dialogo fra diocesi lombarde e realtà cattoliche LGBT” che si terrà il prossimo 18 novembre nel famoso santuario bergamasco. Rif. locandina

Ci sconcerta l’espressione “realtà cattoliche LGBT”, che ponendo sullo stesso piano la dimensione religiosa e quella relativa all’orientamento sessuale, di fatto contribuisce a legittimare e di conseguenza ad approvare comportamenti contrari all’ordine naturale, perciò definiti disordini nel Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 2357/58).
Allo stesso modo riteniamo che definire una persona in base al proprio orientamento sessuale sia riduttivo e degradante. Ci riferiamo ai termini “giovani LGBT” e “genitori con figli LGBT”.

“L’attività omosessuale non esprime un’unione complementare, capace di trasmettere la vita, e pertanto contraddice la vocazione a un’esistenza vissuta in quella forma di auto-donazione che, secondo il Vangelo, è l’essenza stessa della vita cristiana.”
“Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l’omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico.”
“Questa Congregazione (per la Dottrina della Fede, ndr) incoraggia pertanto i Vescovi a promuovere, nella loro diocesi, una pastorale verso le persone omosessuali in pieno accordo con l’insegnamento della Chiesa. Nessun programma pastorale autentico potrà includere organizzazioni, nelle quali persone omosessuali si associno tra loro, senza che sia chiaramente stabilito che l’attività omosessuale è immorale.” (1)

In definitiva questa iniziativa, più che un tavolo di dialogo appare a tutti gli effetti una capitolazione alla mentalità del mondo, in opposizione a Cristo e al Vangelo, e perciò senza salvezza e senza speranza.
Per tali ragioni, con la presente missiva vi invitiamo a rivedere la scelta di concedere luoghi sacri, come il Santuario di Caravaggio e gli ambienti ad esso collegati, a simili iniziative.

1. Brani dalla “Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali” (Epistula de pastorali personarum homosexualium cura), Congregazione per la Dottrina della Fede,
1 ottobre 1986.

Ariminum – per il 28 luglio – con il Comitato “Beata Giovanna Scopelli”

riceviamo e volentieri pubblichiamo:

3º COMUNICATO STAMPA UFFICIALE
Comitato “Beata Giovanna Scopelli”

Alla Cortese Attenzione dei Siti Amici, con preghiera di pubblicazione

Alla luce di alcuni recenti dichiarazioni di Marco Tonti, presidente Arcigay Rimini, e di Mons. Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini, sentiamo doverose alcune importanti precisazioni:

1) Il Corriere di Rimini ha dedicato un’intera pagina ad un’intervista fatta al Tonti, relegando il nostro Comitato ad un trafiletto e chiedendo solo conferma della Processione per via telefonica. Riteniamo piuttosto imbarazzante questo tipo di servizio giornalistico, assolutamente di parte e piegato ovviamente alle logiche LGBT.

2) A proposito di logiche LGBT, altrettanto imbarazzanti sono state proprio le dichiarazioni di Tonti, in puro stile vittimistico e con un contenuto davvero fantascientifico. Non esiste infatti nessuna persecuzione verso gli omosessuali, ma anzi essi godono di “diritti” assolutamente ingiusti guadagnati con l’altrettanto ingiusta legge Cirinnà. Tonti ha paura del nuovo Ministro alla Famiglia: e fa bene in questo caso! Perché forse, per la prima volta, abbiamo un ministro che riconosce per “Famglia” unicamente quella composta da un uomo e una donna, come natura insegna. Insomma, Tonti se ne faccia una ragione: #lapacchiaèfinita.

3) Fa sorridere il fatto che Arcigay Rimini parli di “lobby” in Parlamento, quando una delle più grosse lobby è proprio quella omosessualista, finanziata dai partiti e dai potentati nazionali sovranazionali.

4) Ci fa piacere che Mons. Lambiasi abbia condannato nuovamente il “Summer Pride”, ribadendo il Catechismo e il disordine che vivono queste persone praticando atti contro natura. Ribadiamo infine che la nostra è un’iniziativa organizzata da laici e che quindi, come insegna il Codice di Diritto Canonico, Can. 225 – §1, “i laici come tutti i fedeli, sono deputati da Dio all’apostolato mediante il battesimo e la confermazione, sono tenuti all’obbligo generale e hanno il diritto di impegnarsi, sia come singoli sia riuniti in associazioni, perché l’annuncio divino della salvezza venga conosciuto e accolto da ogni uomo in ogni luogo”. Il nostro Comitato agisce con questo spirito e appunto nella libertà dei battezzati in Cristo, che godono appunto di diritti comuni a tutti i cristiani.

5) Ringraziamo, sosteniamo ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Domenica Spinelli, sindaco di Coriano, per gli ingiusti attacchi subiti dopo aver svolto il proprio dovere non trascrivendo, giustamente, l’ “atto di nascita” di due bambini “figli” di due uomini. I bambini non possono che avere un padre ed una madre, per buona pace dei Tonti di turno.

6) Approfittiamo per divulgare il video trailer della nostra Processione di Riparazione:

https://m.youtube.com/watch?v=aL2gr_aeG-Q&feature=youtu.be

Comitato “Beata Giovanna Scopelli”

Quia sol et scutum est Dominus Deus.

Alfie ha deposto il suo scudo.
A noi raccoglierlo e continuare la battaglia.

Venerdì 28 aprile, A. D. MMXVIII. Memoria di S. Luigi Maria Grignion de Montfort.

La condanna a morte del piccolo Alfie Evans viene eseguita presso l’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool alle ore 2:30 locali: in un rarissimo momento di assenza del padre, un’infermiera gli somministra quattro farmaci, che immediatamente ne destabilizzano i parametri vitali e in due ore pongono fine alla sua esistenza.

Non conosciamo la patologia di cui era affetto Alfie, perché l’AH non ha mai eseguito una diagnosi e ha pervicacemente rifiutato ai medici di altre strutture sanitarie di poter visitare il bambino.

È l’ultimo atto di un accanimento tanatologico condotto con glaciale determinazione da parte di un intero sistema politico, sanitario e giudiziario nei confronti di un neonato e dei suoi giovanissimi genitori.

Il fastidioso granellino nell’ingranaggio dell’efficiente macchina di morte inglese, ha rivelato al mondo l’inganno che si cela dietro la maschera pietista dei solerti esecutori del best interest.

Secondo i medici inglesi Alfie avrebbe dovuto morire dopo poche settimane dal ricovero, quindici mesi prima, perciò gli è stata negata la tracheostomia, che gli avrebbe consentito di respirare autonomamente e l’avrebbe preservato dal contrarre le infezioni dovute all’intubazione protratta per un tempo così lungo.

Per il giudice Hayden, invece, il piccolo sarebbe deceduto dopo pochi minuti dal distacco del dispositivo di respirazione artificiale, effettuato il 23 aprile alle 22:15, ora italiana. Ed effettivamente sarebbe stato plausibile, perché nemmeno i polmoni di un individuo perfettamente sano avrebbero ripreso la propria funzionalità – senza il necessario svezzamento – alla rimozione violenta della ventilazione, applicata per oltre un anno consecutivo.

Eppure il miracolo implorato dalle migliaia di persone in preghiera a Liverpool e nel resto del mondo si verifica: alle 16:00 del giorno successivo Alfie respira autonomamente e le sue condizioni sono stabili.
Grazie anche alla respirazione bocca a bocca praticata al piccolo dalla sua mamma e dal suo papà – in seguito alla negazione dell’ossigeno, come da protocollo, da parte del personale “sanitario” – che si sono alternati nella notte in questa nuova e commovente elargizione di vita. Nuova: perché successiva al suo concepimento e non meno significativa nell’impetrare (anche senza tutta la coscienza…) la Speranza e la Potenza, che il mondo ostacola (un altorilievo intitolato “LA CONCEZIONE”, dello scultore del primo novecento Adolfo Wildt, ben raffigura questa finalità dei genitori: nell’opera distinta nel soffio maschile e nella ricezione femminile).

È l’ennesimo smacco per il sistema eugenetico britannico, che dopo vari tentennamenti e false promesse di trasferimento altrove, cerca di stroncare la resistenza del bimbo con la privazione di ogni nutrimento per 36 ore, la negazione dell’ossigeno e della terapia antibiotica per contrastare l’infezione polmonare contratta in seguito all’estubazione. Per perseguire questo scopo dispiega un numero di poliziotti intorno e dentro l’ospedale, sufficienti a domare una guerriglia urbana.

Ma è solo con la somministrazione furtiva dei quattro misteriosi farmaci che si elimina definitivamente il piccolo Alfie.

Quattro ore dopo Tom, il padre, scrive:
“My gladiator lay down his shield and gained his wings at 02:30. Absolutely heartbroken. I LOVE YOU MY GUY.” (fonte).

“Il mio gladiatore ha deposto il suo scudo e si è guadagnato le ali.”

Subito ci sono venute in mente le parole del salmo: “Sole e scudo è il Signore Dio”.

Abbiamo pensato che fosse necessario fare qualcosa per non disperdere il fiume di grazie che Alfie ci ha donato, mantenendone vivo il ricordo e in tal modo alleviando il dolore della sua perdita.

Thomas ha utilizzato la forma “lay down”, riferita allo scudo di Alfie, traducibile con il verbo “deporre” (e “posare”) che ha una grande ricchezza e varietà di significati.

Deporre: “Porre giù, togliersi di dosso […]. Differisce da posare, non solo perché più solenne, ma anche perché esprime l’intenzione di non riprendere subito o di non riprendere più l’oggetto deposto. […] per indicare la testimonianza resa alla presenza del giudice” (dal vocabolario Treccani).

Mentre un sacerdote, don Maurizio, ci ha suggerito queste definizioni per la parola SCUDO, perfettamente aderenti alla vicenda di Alfie.

“Scudo: difesa, protezione, casa.
Lo scudo non è segno di attacco (violenza), ma di protezione da un mondo violento. Diventa segno di casato, di identità, di riconoscimento.
Il bambino nel grembo materno è protetto dalla placenta e dall’acqua (il liquido amniotico, ndr).

IL PRIMO LUOGO PROTETTO È IL GREMBO.”

IL GREMBO MATERNO È IL PRIMO SCUDO DELL’UOMO.

Abbiamo pensato di realizzare dieci scudi che riportano sul lato frontale, oltre all’iconografia propria, delle frasi che invitano alla riflessione (attingendo a mons. Caffarra, Chesterton, don Divo Barsotti, ven. Fulton Sheen…) e sul retro ciascuna lettera che compone il nome ALFIE EVANS. Anagrammato, si legge: SAVE A LIFE. Rimanendo fuori la N, abbiamo pensato ad una nuova e significativa aggiunta: ecco la parola NOW (e due scudi in aggiunta, con il retro per la O e la W, a completare il numero 12).

SAVE A LIFE NOW: SALVA UNA VITA ORA.

A sottolineare l’urgenza di questa battaglia. E l’unione della vita minacciata, ORA: nel ventre materno o in un letto d’ospedale.

Grazie alla collaborazione di Virginia Coda Nunziante e di Raffaella Frullone, i dodici scudi di Alfie hanno sfilato in occasione della Marcia per la Vita del 19 maggio scorso (primo link, con articolo da lifesitenews, foto durante il percorso; secondo, al termine della marcia, sul palco).

La scelta degli aspiranti scutiferi ha privilegiato gli aderenti  a diverse associazioni: Militia Christi, Ora et Labora in difesa della Vita, Sentinelle in piedi… a significare l’unione e l’amicizia che ci accomunano nella difesa dei principi non negoziabili, come del resto la marcia ha dimostrato.

Come ci insegna la Chiesa Cattolica, l’unione è anche con la comunità dei santi, così, riportiamo la sallenda dai primi vespri in onore dei S.S. Gervaso e Protaso (18 giugno, nella liturgia ambrosiana), che ci è parsa molto indicata:

Ambrogio disse:
“A te grazie, Signore Gesù:
quando la Chiesa avverte più grande
il bisogno di aiuto,
tu risvegli lo spirito dei martiri.
Sappiano tutti quali difensori io ricerchi:
quelli che ancora sanno proteggere
e più non possono venire assaliti”.

Qui, il testo di Sant’Ambrogio originale:
“Ti ringrazio, Signore Gesù, perché hai suscitato per noi gli spiriti così potenti di questi santi martiri, in un momento in cui la tua Chiesa sente il bisogno di più efficace protezione.

Sappiano tutti quali difensori io cerco, capaci di proteggermi ma incapaci di offendere. Tali difensori io desidero, tali soldati ho con me; non soldati del mondo, ma soldati di Cristo.
Per tali difensori non temo alcun risentimento, perché la loro protezione è quanto più potente tanto più sicura. Voglio che essi difendano anche quelli che me li invidiano.
Vengano, dunque, e vedano le mie guardie del corpo: da tali armi non rifiuto di essere circondato. Sebbene questo sia un dono di Dio, tuttavia non posso negare la grazia che il Signore Gesù ha concesso ai tempi del mio episcopato; poiché non merito di essere martire io stesso, vi ho procurato almeno questi martiri.”

Da due mesi nell’Eternità. Ci chiami alla fede, piccolo grande Alfie. Al cospetto di Dio Padre e Giudice.

 

Scritto a quattro mani da Alessandro Roverselli e Wanda Massa.
Giovedì 28 giugno – S. Ireneo di Lione e S. Giovanni Southworth.